Lucky ha appena ricevuto una strana chiamata da parte di Suor Luisa, una giovane suora; non ho capito molto al riguardo solo che dobbiamo farci trovare nel convento a notte fonda mentre tutte le altre suore dormono. A quanto pare la giovane suora contattandoci è andata contro il volere di Suor Teresa, la suora a capo dell’ordine, che aveva espressamente vietato il coinvolgimento di Lucky Hunter e di qualsiasi altro “acchiappafantasmi”. Va da sé che nessuno deve sapere di noi nel mentre che lavoreremo per risolvere il problema.
Nel tragitto al volante della Golf c’era come al solito Lucky e guidava come un folle; abbiamo evitato di schiantarci contro un muro per una frazione di secondo. Non è possibile che ogni volta che riceviamo qualche chiamata tocca mettere in conto il tempo che mi serve che farmi passare i conati causati dalla guida assurdo di Lucky Hunter!
Tornando a noi, a quanto pare suor Luisa ci ha contattato dopo i scarsi risultati che ha ottenuto dalla preghiera. Poverina, non lo sa che Lucky è utile come un calcio sulle palle.
Fuori il convento ci stava aspettando Suor Luisa che ci ha fatto entrare nel più silenzioso dei modi. Per una questione di praticità già avevamo tutta l’attrezzatura pronta all’uso. LA suora ci ha condotto in camera sua dove è sparito un vecchio carillon di proprietà della donna. La cosa strana è che il carillon era custodito all’interno di un armadio chiuso con una chiave che Suor Luisa portava sempre con sé e la suddetta chiave è sparita. Lucky interrogò la suora pensando in un primo momento che la chiave era stata perduta, ma lei affermava che ciò era impossibile in quanto la custodiva gelosamente quindi per forza di cose qualcuno doveva averla rubata. Che sia un fantasma o meno ancora non potevamo saperlo.
Lucky Hunter, imbracciando la sua attrezzatura, apri le ante dell’armadio con delicatezza in cerca di prove mentre io, sempre con delicatezza, mi accingevo a riprendere tutto. Lucky trovo subito delle impronte ectoplasmatiche che conducevano fuori la stanza di Suor Luisa, perfino quest’ultima aveva delle impronte ectoplasmatiche addosso, precisamente sul collo, dove infatti teneva gelosamente la chiave dell’armadio. Iniziammo a seguire le tracce e ci portarono fino ad una dispensa dove erano finiti latte e biscotti. Per qualche motivo Suor Luisa venne colpita da un lampo di genio e ci portò nella stanza di Suor Margherita, colei a capo della cucina del convento, che era sveglia e ci stava aspettando. Tutta questa faccenda diventava sempre più strana ed inquietante. Suor Margherita ci raccontò di aver visto durante una visita notturna al cesso Suor Teresa che stava sgattaiolando con fare “sospetto” verso la piccola cripta del convento.
Senza indugio Lucky decise di andare verso la cripta ed obbligò me, in quanto suo aiutante e dipendete, a seguirlo. Io mi stavo cagando sotto, ma subito mi ricordai che l’affitto non si paga da solo perciò accompagnai ad una certa distanza di sicurezza il mio impavido e ridicolo capo. Ci trovammo difronte Suor Teresa, una vecchia donna grassa, intenta a fare un rito esoterico per evocare lo spirito di una bambina seppellita in quella cripta. Suor Luisa sapeva di chi era lo spirito che la suora anziana cercava di evocare: era quello della sua nipotina rimasta orfana, o almeno quello era quel che Suor Teresa aveva sempre raccontato perché in realtà la bambina era proprio la figlia dell’anziana suora. La piccola era deceduta quando la suora non era ancora a capo del convento, circa 45 anni fa, a seguito di una rara malattia contratta all’età di 6 anni. Il rito prevede l’utilizzo di latte e biscotti di cui la piccola era golosa, al fine di attrarre lo spirito. Subito Lucky e Suor Luisa si lanciarono verso Suor Teresa; nello scontro Suor Luisa ricevette una forte botta in testa e andò in coma, Lucky riuscì a fermare Suor Teresa, io chiamai i carabinieri e la facemmo arrestare in men che non si dica. Suor Luisa venne trasportata d’urgenza in un ospedale.
Convinti che il carillon di Suor Luisa si trovi negli uffici di Suor Teresa, Lucky Hunter si catapultò li immediatamente. In effetti era così, ma c’era di più: nel carillon era nascosto un pacchetto di cocaina quasi esaurito. Lucky piombò in una sorta trance tipo quella dell’ispettore Goro in “Detective Conan” e mi spiegò a favore di camera tutta la verità: Suor Luisa lo aveva contattato per ritrovare la droga, convinta che fosse stata presa da un fantasma, non essendo le altre sorelle a conoscenza della sua dipendenza; ma suor Teresa, sospettosa della ragazza, era riuscita a trovare la chiave dell’armadio ed a rubare la droga. Sotto l’effetto di essa, probabilmente, aveva finito per tentare di evocare la bambina. Lucky si riprese subito, mi chiese due minuti per riprendersi e ce ne andammo via.
Nel tragitto mi vennero mille altre domande in testa, la spiegazione di Lucky non era del tutto esaustiva, c’erano molte altre zone d’ombra, ma d’altronde Lucky mi paga per filmare, non per pensare. Così smisi di farlo, caricai tutto in macchina e mi preparai a non vomitare visto che, ancora una volta, alla guida della Golf c’era Lucky.