Dopo il caso delle scarpette rosse qualcosa tra me e Lucky si ruppe; non che prima fossimo amiconi per la pelle, ma da quel caso in poi il nostro rapporto si incrinò. Non pensavo più cose troppo cattive nei suoi confronti, ma era come se tutti e due stavamo sovrappensiero, costantemente. Tutto questo causò un blocco impressionante del lavoro visto che smettemmo di curare i social, stavamo scomparendo, i nostri 15 minuti di notorietà stavano per terminare.
Un giorno, in un tardo pomeriggio, dopo mesi, arrivò una chiamata: una vecchia signora chiedeva il nostro aiuto per un caso d’infestazione d’interno tutti i giorni alle 23:00 in punto. Questo bastò per riaccendere qualcosa nel nostro rapporto, una sorta di reciproca intesa, ma niente sarebbe più tornato come prima. Prima per me Lucky era un tirchio truffatore bastardo, ora lentamente stavo entrando senza accorgermene nel suo stesso modo di ragionare. Caricammo tutto il necessario e partimmo, sta volta guidai io.
Una volta arrivati sul luogo del mistero la signora ci bombardò con milioni d’ipotesi, ma per qualche motivo quella che secondo lei era la più plausibile era questa: lo spirito che si manifestava alle 23:00 in punto era quello della defunta figlia della vecchia che tornava dal mondo dei morti per tentare un contatto con l’anziana donna. Questa teoria poteva anche starci, ma ci volevano delle prove, ragion per cui quella notte pernottammo nella casa della signora. Il sole calò e si fecero le 23:00: molteplici rumori confusi tra loro si manifestò, iniziammo subito ad indagare per scoprire qual era l’origine di tali rumori. La loro ricerca li conduce in cucina dove una tazzina di caffè è rovesciata e le ante di un paio di finestre sono spalancate. Subito ipotizzo ad una semplice botta di vento, ma Lucky sembra convinto che non sia così e che anzi i rumori provengano dalla soffitta. Le attrezzature in questo non si rivelarono utili in quanto non davano mai lo stesso risultato. Lucky decise di indagare più a fondo per capire le modalità della morte della figlia della vecchia signora.
A quanto pare la figlia è morta l’anno scorso dopo una lunga e sofferta malattia, lasciando i suoi due figli orfani; quindi l’anziana signora aveva dei nipoti, chissà dov’erano? Lucky non glielo chiese, anche perché la risposta a questa domanda arrivò poco dopo: la vecchia aveva tagliato i rapporti anni addietro con sua figlia e i suoi nipoti dopo una furiosa lite, ragion per cui al momento della sua morte, madre e figlia non si parlavano. Lucky ipotizzò che l’entità voleva riappacificarsi con la madre prima di andare nella “luce” (Lucky disse così per fargli capire il concetto alla vecchia, ma in realtà in tutto questo la religione non centra assolutamente nulla).
Decidemmo di rimanere a raccogliere dati per un’intera settimana nella casa della vecchia, e nel frattempo io e Lucky ci riavvicinammo. Fu una cosa stranissima: avevamo “litigato” senza dire una parola e stavamo “facendo pace” nello stesso modo.
Durante quella settimana le manifestazioni continuarono e raccogliemmo delle informazioni riguardo l’entità, ma fu il sesto giorno che finalmente riuscimmo a venire a capo del mistero: vedemmo un’ombra sbattere contro una finestra, subito ci fiondammo contro di essa per scoprire che era quella di un gatto siamese. Il caso era risolto, non c’erano fantasmi. Lucky Hunter andò a parlare con la signora e insieme ce ne andammo via.
Mentre caricavamo la macchina lui mi raccontò che aveva detto all’anziana signora che quel gatto era mandato dallo spirito della figlia per fargli fare pace con sua madre in quanto i gatti siamesi hanno dei recettori psicoattivi nella corteccia prefrontale che li rendono maggiormente sensibili rispetto a qualunque altro essere vivente alle entità ectoplasmatiche. Insomma, le aveva sparato una supercazzola. Lucky Hunter tirò fuori dalla tasca 500 euro e mi disse “Te li dovevo da un po’”. Io m’incazzai, Lucky era uno stronzo: pur di fregare il prossimo era disposto a raccontare le cazzate peggiori. LO spinsi via e andai dall’anziana signora a dirgli la verità. Appena arrivai li difronte vidi la signora abbracciare il gatto teneramente con le lacrime agli occhi. Appena mi vide mi disse “Grazie ancora per non avermi fatto pagare nulla! Ti sei dimenticato qualcosa caro?”. Io rimasi di stucco: Lucky aveva detto una bugia a fin di bene, non me l’aspettavo. Mi scusai per il disturbo, salutai la signora e mi avviai verso la macchina; Lucky mi aspettava fumando una sigaretta e con i 500 euro in mano. Io silenziosamente li presi, lui mi sorrise e mi disse “Guido io”.