RAPPORTO CASO N 243

Roma, 13 febbraio 2018

La chiamata arriva da una casa situata in zona testaccio. L’uomo al telefono non fornisce dettagli. Arrivati sul posto, Lucky e io scopriamo che l’uomo ci ha chiamati perché costretto da sua madre. Capiamo subito che l’uomo è scettico. Ci spiega che sua madre si è convinta della presenza di un fantasma nella soffitta dopo aver eseguito l’ectotest n. 13. L’uomo ci spiega che la donna ha visto Lucky che ne parlava in un’intervista televisiva e ha deciso di effettuarlo per verificare di non avere Fantasmi in casa. Il test ha dato risultato positivo solo in soffitta, dalla quale l’anziana signora sostiene di aver sentito provenire strani rumori nei giorni seguenti. Lucky chiede di parlare direttamente con la signora, ignara della sua presenza. Dopo un po di resistenza, l’uomo cede e glie lo permette. Quando parliamo con lei, ci accorgiamo subito che è terrorizzata, perché convinta che il fantasma sia il marito. Lucky le promette che l’aiuterà e si fa accompagnare in soffitta, dove chiede di essere lasciato solo con me per un controllo. Indossa l’equipaggiatura ed esegue il test termico. Risulta una zona fredda in un angolo della stanza. Lucky decide di fare uscire anche me per isolare la stanza dalla luce e mettersi contatto con il fantasma, possibilmente neutralizzandolo. Detto questo io, l’uomo e l’anziana signora restiamo seduti al tavolo della cucina mentre Lucky opera.

Sentiamo diversi rumori provenire dal soffitto e l’uomo ha un aspetto molto preoccupato. Tento di rassicurarlo spiegandogli come funziona la procedura, ma non sembra funzionare. Dopo 47 minuti Lucky esce e ci riferisce di aver risolto la situazione, anche se difficilmente. Spiega alla signora e a suo figlio che per neutralizzare efficacemente un’entità ectoplasmica con l’ectofucile è necessario che stia fermo in un punto dello spazio per un tempo ininterrotto di almeno 5 minuti e questo è possibile solo quando l’entità è “addormentata”. Lucky spiega che entrando in contatto con l’entità ha scoperto che era davvero il marito della signora, intrappolato in un momento della sua esistenza in cui cercava qualcosa in soffitta. L’entità è diventata irrequieta ha iniziato a muoversi nello spazio della soffitta rendendo difficile il lavoro a Lucky. Riferiamo ai clienti che capita sempre quando un’entità si rende conto di essere morta.

Alla fine Lucky garantisce che la soffitta è sgombra ormai e che il defunto è in pace. La signora abbraccia Lucky e lo ringrazia, con le lacrime agli occhi. L’uomo paga il conto: 780€. Mentre lo fa, guarda Lucky con sospetto. Io e lucky lasciamo l’abitazione raccomandandoci con i clienti di rieseguire il test una volta ogni 2 anni per essere sicuri che l’entità non si ripresenti. Fine del rapporto.

BIANCA

Stavo mettendo in ordine nello studio di Lucky Hunter visto che lui l’ordine non ha idea di cosa sia. Tra cianfrusaglie varie incappai in un cassetto che non avevo mai notato e decisi di aprirlo sperando di non trovare al suo interno un impero di fazzoletti usati chissà per cosa. Con mia grande sorpresa quel cassetto era quasi vuoto, c’era solo una lettera appoggiata con una perfezione geometrica. Non era sigillata, ragion per cui non potevo non leggerla come un impiccione lurido; certe volte mi faccio un po’ schifo.

La lettera s’intitolava “IO E BIANCA” ed era scritta in una sorta di flusso di coscienza, molto di getto così come veniva, sembrava scritta da qualcuno che non parla benissimo questa lingua. Riga dopo riga mi rendevo conto che forse non era il caso che io la leggessi, ma se da una parte questo mi faceva sentire terribilmente in colpa, dall’altra alimentava la mia curiosità.

A quanto scritto nella lettera, Lucky ha avuto un passato duro, fatto di pure ed intense amicizie perdute in modi atroci. Bianca – penso che idealmente la lettera sia indirizzata a lei- era una carissima amica d’infanzia di Lucky che un giorno semplicemente sparì e nessuno ebbe più sue notizie; due settimane dopo Lucky si trasferì in Inghilterra con la famiglia. Loro erano soliti andare a giocare a Villa Ada con dei bastoncini, oggetti tanto semplici quanto ricchi di magia per Lucky e Bianca.

Ora che ci penso Lucky ogni tanto sparisce senza dirmi dove va, ecco svelato il mistero: va a Villa Ada e si siede su una panchina vicino a dove giocava con Bianca, forse sperando in un suo ritorno prima o poi. Prima o poi. Nella lettera lo ripete molto spesso questo “prima o poi”, un po’ ricco di speranza e malinconia.

Andando avanti nella lettura Lucky racconta un episodio: un giorno a Villa Ada un cane bianco arrivò verso di lui con un bastone in bocca, lui non sa spiegarlo, ma dice che era sicuro che era lo spirito di Bianca che aveva mandato il cane, essendo i cani vagamente suscettibili alle presenze ectoplasmatiche. Lucky accarezzò il cane e subito venne aggredito dalla sua padrona pazzoide che iniziò ad urlare “LASCIA STARE IL MIO CANE!”.

Lucky tentò con ingenuità di spiegargli che il cane era stato mandato da Bianca e la padrona di tutta risposta strappò il bastone dalla bocca del cane e lo tirò a Lucky chiamandolo “uno strambo”. A Lucky non importò perché era sicuro che dopo tutto questo tempo passato a cercare Bianca alla fine era stata lei a trovare lui, e ciò gli infuse una pace indescrivibile dentro il cuore.

La lettera finisce qua. Penso che questa è la prova che forse Lucky ha veramente un cuore, forse non ho mai capito nulla di lui. Ho voluto pubblicare questo per condividerlo con voi, perché nonostante gli insulti e tutto l’astio che c’è stato tra noi due, infondo Lucky è un amico.

Una porta si aprì nello studio, era Lucky. Io rimisi tutto apposto, uscì dallo studio e lo rimproverai per aver lasciato tutto in disordine. Ormai è questo il nostro rapporto.

LA VECCHIA E IL GATTO

Dopo il caso delle scarpette rosse qualcosa tra me e Lucky si ruppe; non che prima fossimo amiconi per la pelle, ma da quel caso in poi il nostro rapporto si incrinò. Non pensavo più cose troppo cattive nei suoi confronti, ma era come se tutti e due stavamo sovrappensiero, costantemente. Tutto questo causò un blocco impressionante del lavoro visto che smettemmo di curare i social, stavamo scomparendo, i nostri 15 minuti di notorietà stavano per terminare.

Un giorno, in un tardo pomeriggio, dopo mesi, arrivò una chiamata: una vecchia signora chiedeva il nostro aiuto per un caso d’infestazione d’interno tutti i giorni alle 23:00 in punto. Questo bastò per riaccendere qualcosa nel nostro rapporto, una sorta di reciproca intesa, ma niente sarebbe più tornato come prima. Prima per me Lucky era un tirchio truffatore bastardo, ora lentamente stavo entrando senza accorgermene nel suo stesso modo di ragionare. Caricammo tutto il necessario e partimmo, sta volta guidai io.

Una volta arrivati sul luogo del mistero la signora ci bombardò con milioni d’ipotesi, ma per qualche motivo quella che secondo lei era la più plausibile era questa: lo spirito che si manifestava alle 23:00 in punto era quello della defunta figlia della vecchia che tornava dal mondo dei morti per tentare un contatto con l’anziana donna. Questa teoria poteva anche starci, ma ci volevano delle prove, ragion per cui quella notte pernottammo nella casa della signora. Il sole calò e si fecero le 23:00: molteplici rumori confusi tra loro si manifestò, iniziammo subito ad indagare per scoprire qual era l’origine di tali rumori. La loro ricerca li conduce in cucina dove una tazzina di caffè è rovesciata e le ante di un paio di finestre sono spalancate. Subito ipotizzo ad una semplice botta di vento, ma Lucky sembra convinto che non sia così e che anzi i rumori provengano dalla soffitta. Le attrezzature in questo non si rivelarono utili in quanto non davano mai lo stesso risultato. Lucky decise di indagare più a fondo per capire le modalità della morte della figlia della vecchia signora.

A quanto pare la figlia è morta l’anno scorso dopo una lunga e sofferta malattia, lasciando i suoi due figli orfani; quindi l’anziana signora aveva dei nipoti, chissà dov’erano? Lucky non glielo chiese, anche perché la risposta a questa domanda arrivò poco dopo: la vecchia aveva tagliato i rapporti anni addietro con sua figlia e i suoi nipoti dopo una furiosa lite, ragion per cui al momento della sua morte, madre e figlia non si parlavano. Lucky ipotizzò che l’entità voleva riappacificarsi con la madre prima di andare nella “luce” (Lucky disse così per fargli capire il concetto alla vecchia, ma in realtà in tutto questo la religione non centra assolutamente nulla).

Decidemmo di rimanere a raccogliere dati per un’intera settimana nella casa della vecchia, e nel frattempo io e Lucky ci riavvicinammo. Fu una cosa stranissima: avevamo “litigato” senza dire una parola e stavamo “facendo pace” nello stesso modo.

Durante quella settimana le manifestazioni continuarono e raccogliemmo delle informazioni riguardo l’entità, ma fu il sesto giorno che finalmente riuscimmo a venire a capo del mistero: vedemmo un’ombra sbattere contro una finestra, subito ci fiondammo contro di essa per scoprire che era quella di un gatto siamese. Il caso era risolto, non c’erano fantasmi. Lucky Hunter andò a parlare con la signora e insieme ce ne andammo via.

Mentre caricavamo la macchina lui mi raccontò che aveva detto all’anziana signora che quel gatto era mandato dallo spirito della figlia per fargli fare pace con sua madre in quanto i gatti siamesi hanno dei recettori psicoattivi nella corteccia prefrontale che li rendono maggiormente sensibili rispetto a qualunque altro essere vivente alle entità ectoplasmatiche. Insomma, le aveva sparato una supercazzola. Lucky Hunter tirò fuori dalla tasca 500 euro e mi disse “Te li dovevo da un po’”. Io m’incazzai, Lucky era uno stronzo: pur di fregare il prossimo era disposto a raccontare le cazzate peggiori. LO spinsi via e andai dall’anziana signora a dirgli la verità. Appena arrivai li difronte vidi la signora abbracciare il gatto teneramente con le lacrime agli occhi. Appena mi vide mi disse “Grazie ancora per non avermi fatto pagare nulla! Ti sei dimenticato qualcosa caro?”. Io rimasi di stucco: Lucky aveva detto una bugia a fin di bene, non me l’aspettavo. Mi scusai per il disturbo, salutai la signora e mi avviai verso la macchina; Lucky mi aspettava fumando una sigaretta e con i 500 euro in mano. Io silenziosamente li presi, lui mi sorrise e mi disse “Guido io”.

LE SCARPETTE ROSSE

Stavo su instagram ponderando se licenziarmi o meno, perché dopo il caso del convento si alzò un polverone e anche se l’attività di acchiappafantasmi riuscì ad avere un briciolo di notorietà mediatica, Lucky venne accostato ad un truffatore come la signora Simonetti. Non sono troppo diffidente da quest’idea, Lucky Hunter mi sembra per certi versi una brava persona ma sono sicuro al 70% che è ciarlatano. In ogni caso solo una cosa era certa, nessuno ci chiamava più da un bel po’. Ogni tanto alzavo lo sguardo dallo schermo del telefono per osservare Lucky Hunter mentre stava riparando l’attrezzatura che a quanto pare dopo l’ultimo caso non funzionava più come doveva. Il rumore di una notifica mi riportò lo sguardo sullo schermo: un ragazzo, Daniele, aveva taggato Lucky in una storia dove a quanto pare, dopo aver indossato uno strano paio di scarpette rosse, i suoi piedi erano come indemoniati e chiedeva disperatamente aiuto a noi. Istintivamente scoppiai a ridere ma Lucky con serietà mi disse “Forse abbiamo un nuovo caso”. Un nano secondo dopo quest’affermazione squillò il telefono delle emergenze: finalmente si tornava a lavoro.

Nel tragitto notai come la guida di Lucky era cambiata, che è un modo come un altro per dire che non correva come un coglione, ma piuttosto andava calmo, con il finestrino abbassato mentre in vento gli scompigliava i capelli. Era pensieroso, forse per la prima volta ci stavamo per trovare difronte un fantasma vero.

La chiamata era stata fatta dalla ricca famiglia della Roma-Bene di Daniele; quest’ultimo era un pariolino. Casa sua sembrava una reggia antica degna di una nobile famiglia. Io già mi ero messo all’opera e stavo registrando tutto quanto, ma devo dire che ero molto preoccupato per un fattaccio brutto brutto: Lucky Hunter non aveva nulla con sé, nessun tipo di attrezzatura. Andiamo bene.

Lucky Hunter si avvicinò rapidamente a Daniele – che era legato al letto come l’indemoniata dell’esorcista ed indossava il paio di scarpette rosse – ed agitò le mani in cerca di qualche escrescenza visibile che potesse constatare la presenza di qualche spirito – perché giustamente i fantasmi si manifestano sotto forma di brufoli e punti neri… ma perché non ho finito la triennale?

Daniele piangeva come una bambina mentre la famiglia stava in un panico devo dire ben contenuto. Questo è il potere dei soldi. Lucky incomincia a farfugliare delle parole improbabili ed io smetto di registrare perché va bene la paga mensile, ma anche io ho una dignità: Lucky stava palesemente dicendo delle supercazzole e tutti gli davano retta, che tristezza. Lucky dopo qualche secondo di esitazione affermò di aver scacciato lo spirito maligno e tutti esultarono, slegarono Daniele e tutti vissero felice e niente perché Lucky era un coglione e non aveva fatto proprio un cazzo, tant’è che Daniele urlò che i suoi piedi si stavano muovendo da soli e si buttò giù dalla finestra.

Tutti urlarono, io ricominciai a registrare tutto e insieme a Lucky Hunter scendemmo freneticamente le scale per andare a soccorrere il ragazzo. Daniele correva a tutta velocità chiamando la mamma disperatamente ed io e Lucky ci cimentammo in un inseguimento goffo e ridicolo. Una volta raggiunto il ragazzo Lucky, sprovvisto della sua attrezzatura, improvvisò delle mosse di karate ma Daniele diede un singolo calcio rotante in faccia a Lucky sancendo la fine di quello spettacolo patetico. In lontananza, mentre io mi preparavo ad una grandissima fuga, si sentì qualcuno applaudire: era un ragazzo in sedia a rotelle che era come estasiato dalla potenza di quelle scarpe. Daniele piangeva ed implorava, affermando che non era in grado di controllare i movimenti dei suoi piedi. Intanto la famiglia di Daniele ci aveva raggiunto. Il ragazzo sulla sedia a rotelle disse “Quelle scarpe sono mie” e le scarpe fecero cadere Daniele a terra, poi si sfilarono dai suoi piedi e marciarono fino al ragazzo in sedia a rotelle per poi infilarsi ai piedi di quest’ultimo. Il ragazzo in sedia a rotelle subito si alzò in piedi felice di aver ritrovato le sue scarpe “magiche”. Daniele puntò il dito contro sua nonna e la rimproverò per aver rubato e venduto le scarpe del ragazzo, la quale si giustificò insinuando che delle scarpe del genere devono essere per forza stregate e che quindi sono figlie del demonio.

Io smisi di registrare e mi allontanai a vedere come stava Lucky Hunter. Che quelle scarpette siano indemoniate o magiche non lo so, non sono nemmeno sicuro di che cosa ho visto oggi, ma se veramente fossero possedute da qualche spirito non è possibile che forse non tutti i fantasmi siano cattivi e anzi che qualche entità sia buona?

UNA STRANA NOTTE AL CONVENTO

Lucky ha appena ricevuto una strana chiamata da parte di Suor Luisa, una giovane suora; non ho capito molto al riguardo solo che dobbiamo farci trovare nel convento a notte fonda mentre tutte le altre suore dormono. A quanto pare la giovane suora contattandoci è andata contro il volere di Suor Teresa, la suora a capo dell’ordine, che aveva espressamente vietato il coinvolgimento di Lucky Hunter e di qualsiasi altro “acchiappafantasmi”. Va da sé che nessuno deve sapere di noi nel mentre che lavoreremo per risolvere il problema. 

Nel tragitto al volante della Golf c’era come al solito Lucky e guidava come un folle; abbiamo evitato di schiantarci contro un muro per una frazione di secondo. Non è possibile che ogni volta che riceviamo qualche chiamata tocca mettere in conto il tempo che mi serve che farmi passare i conati causati dalla guida assurdo di Lucky Hunter!

Tornando a noi, a quanto pare suor Luisa ci ha contattato dopo i scarsi risultati che ha ottenuto dalla preghiera. Poverina, non lo sa che Lucky è utile come un calcio sulle palle.

Fuori il convento ci stava aspettando Suor Luisa che ci ha fatto entrare nel più silenzioso dei modi. Per una questione di praticità già avevamo tutta l’attrezzatura pronta all’uso. LA suora ci ha condotto in camera sua dove è sparito un vecchio carillon di proprietà della donna. La cosa strana è che il carillon era custodito all’interno di un armadio chiuso con una chiave che Suor Luisa portava sempre con sé e la suddetta chiave è sparita. Lucky interrogò la suora pensando in un primo momento che la chiave era stata perduta, ma lei affermava che ciò era impossibile in quanto la custodiva gelosamente quindi per forza di cose qualcuno doveva averla rubata. Che sia un fantasma o meno ancora non potevamo saperlo.

Lucky Hunter, imbracciando la sua attrezzatura, apri le ante dell’armadio con delicatezza in cerca di prove mentre io, sempre con delicatezza, mi accingevo a riprendere tutto. Lucky trovo subito delle impronte ectoplasmatiche che conducevano fuori la stanza di Suor Luisa, perfino quest’ultima aveva delle impronte ectoplasmatiche addosso, precisamente sul collo, dove infatti teneva gelosamente la chiave dell’armadio. Iniziammo a seguire le tracce e ci portarono fino ad una dispensa dove erano finiti latte e biscotti. Per qualche motivo Suor Luisa venne colpita da un lampo di genio e ci portò nella stanza di Suor Margherita, colei a capo della cucina del convento, che era sveglia e ci stava aspettando. Tutta questa faccenda diventava sempre più strana ed inquietante. Suor Margherita ci raccontò di aver visto durante una visita notturna al cesso Suor Teresa che stava sgattaiolando con fare “sospetto” verso la piccola cripta del convento.

Senza indugio Lucky decise di andare verso la cripta ed obbligò me, in quanto suo aiutante e dipendete, a seguirlo. Io mi stavo cagando sotto, ma subito mi ricordai che l’affitto non si paga da solo perciò accompagnai ad una certa distanza di sicurezza il mio impavido e ridicolo capo. Ci trovammo difronte Suor Teresa, una vecchia donna grassa, intenta a fare un rito esoterico per evocare lo spirito di una bambina seppellita in quella cripta. Suor Luisa sapeva di chi era lo spirito che la suora anziana cercava di evocare: era quello della sua nipotina rimasta orfana, o almeno quello era quel che Suor Teresa aveva sempre raccontato perché in realtà la bambina era proprio la figlia dell’anziana suora. La piccola era deceduta quando la suora non era ancora a capo del convento, circa 45 anni fa, a seguito di una rara malattia contratta all’età di 6 anni. Il rito prevede l’utilizzo di latte e biscotti di cui la piccola era golosa, al fine di attrarre lo spirito. Subito Lucky e Suor Luisa si lanciarono verso Suor Teresa; nello scontro Suor Luisa ricevette una forte botta in testa e andò in coma, Lucky riuscì a fermare Suor Teresa, io chiamai i carabinieri e la facemmo arrestare in men che non si dica. Suor Luisa venne trasportata d’urgenza in un ospedale.

Convinti che il carillon di Suor Luisa si trovi negli uffici di Suor Teresa, Lucky Hunter si catapultò li immediatamente. In effetti era così, ma c’era di più: nel carillon era nascosto un pacchetto di cocaina quasi esaurito. Lucky piombò in una sorta trance tipo quella dell’ispettore Goro in “Detective Conan” e mi spiegò a favore di camera tutta la verità: Suor Luisa lo aveva contattato per ritrovare la droga, convinta che fosse stata presa da un fantasma, non essendo le altre sorelle a conoscenza della sua dipendenza; ma suor Teresa, sospettosa della ragazza, era riuscita a trovare la chiave dell’armadio ed a rubare la droga. Sotto l’effetto di essa, probabilmente, aveva finito per tentare di evocare la bambina. Lucky si riprese subito, mi chiese due minuti per riprendersi e ce ne andammo via.

Nel tragitto mi vennero mille altre domande in testa, la spiegazione di Lucky non era del tutto esaustiva, c’erano molte altre zone d’ombra, ma d’altronde Lucky mi paga per filmare, non per pensare. Così smisi di farlo, caricai tutto in macchina e mi preparai a non vomitare visto che, ancora una volta, alla guida della Golf c’era Lucky.

LA SIGNORA SIMONETTI

Io e Lucky Hunter stavamo bevendo del tè mentre della pioggia picchiettava sulla finestra. Io ero completamente incantato dalle nuvole grigie che impetuose stavano in cielo, o meglio le guardavo cercando di darmi un tono. Un telefono squillò e Lucky diede un colpetto rapido col piede alla mia sedia; fu talmente tanto improvviso che per qualche motivo mi sono cagato sotto dalla paura e il tè mi andò di traverso. Lucky mi guardò come a dire “vai a rispondere” e siccome quel coglione è il mio capo io mi lanciai verso la cornetta telefonica. Dall’altra parte una voce maschile rotta e ansiosa chiedeva disperatamente il nostro aiuto per una certa cosa in un certo studio televisivo, ragion per cui io e Lucky partimmo alla volta di un nuovo caso; inutile dire che guidava lui.

Appena arrivati difronte allo studio televisivo un uomo che ci aveva chiamati ci stava aspettando ansimante mentre si asciugava la fronte grondante sudore. L’uomo era l’attrezzo più brutto che io avessi mai visto, una via di mezzo tra Roberto Da Crema e Rodrigo Taddei. Un imbarazzante e palese parrucchino in qualche modo completava la bruttezza di questa persona.

Lucky mi disse “muoviti Alex” aprendo con una mossa fantastica il bagagliaio della Golf. Mentre io lavoravo seriamente e scaricavo la macchina vedevo Lucky che parlava animatamente con il signore. In un primo momento pensavo che stavano litigando, invece no, sono solo due ansiolitici bastardi. Comunque mi avvicinai e il signore che ci aveva chiamato si presentava come un importante produttore televisivo e manager della signora Simonetti, una sorta di Vanna Marchi ancora incensurata. L’uomo ci raccontò che quella mattina nello studio della signora Simonetti erano successe due eventi inspiegabili:
1 carte dei tarocchi che si girano da sole
2 catenine e medaglioni che puntano verso il soffitto.

Senza indugio ci precipitiamo subito nello studio televisivo e li ci trovammo difronte alla signora Simonetti che chiedeva disperatamente l’aiuto di Lucky Hunter. Boh, comunque la cosa più interessante era il parrucchino del manager, perciò lo filmai giocano con continui zoom in e zoom out. Giuro che faceva troppo ridere.

Lucky Hunter ad un certo punto decide che è arrivato il momento di lavorare, quindi ci caccia tutti dallo studio, attiva i suoi ecto-occhiali, imbraccia il suo ecto-fucile e si chiude all’interno del suddetto studio.

Qualcosa dentro di me mi disse che era arrivata l’ora della morale e così incominciai a rimproverare la signora Simonetti dicendogli che quello che faceva era spregevole perché entrare in contatto con le entità non è una cosa che possono fare tutti, ci vuole una preparazione seria. Lei di contro diceva che il suo era un lavoro onesto e io commentavo semplicemente con un tiepido “vergogna” scuotendo la testa. Sta pagliacciata andò avanti per una ventina di minuti finché non uscì Lucky Hunter stremato dallo scontro: ci raccontò di com’era riuscito ad entrare in contatto con il fantasma, ma di non averlo voluto catturare in quanto si ritrattava dell’anima del signor Arnaldo, un vecchio che per anni aveva telefonato alla Simonetti per chiedere i numeri della lotteria che puntualmente si rivelavano sbagliati. Lo spirito aveva affermato che voleva vendicarsi della cartomante per il resto dei suoi giorni.

Devo dire che da quella volta in poi iniziai a rispettare Lucky Hunter un pochino di più, sempre conscio del fatto che era un irrimediabile coglione.

LA CASA DELLA VECCHIA

È mattina presto, la tranquillità regna sovrana da per tutto tranne che in questa macchina: Lucky sta guidando come un folle, prende curve strettissime a 90 all’ora e io mi sto cagando sotto. Sentivo pure un po’ di conato. Ad un certo punto Lucky prende una strada strettissima di una zona abbastanza merdosa di Roma e si parcheggia su un posto per disabili. La macchina inchioda, visto che Lucky ha tirato il freno a mano, e io sbatto la faccia sul cruscotto: cristo che dolore. In un primo momento penso di essermi rotto il naso, o i denti, o qualsiasi altra cosa che mi permettesse di denunciare Lucky così da farmi pagare profumatamente, al contrario di quel che normalmente succede. Fortuna sua ha voluto che la mia faccia stava apposto, maledetto stronzo. Scendo dalla macchina che le gambe mi tremano, o vomito o mi cago sotto e con la poca voce che avevo gli dico “Dopo guido io” e lui “Certo Certo”. Mi riprendo quasi subito e vedo quel coglione di Lucky che fa delle storie su instagram e la mia mente partorisce un unico pensiero: “MORTACCI TUA MISERABILE FALLITO”. Ma non dico nulla, perché penso a quante rate della macchina ho ancora da pagare; alla fine, se pur poco, Lucky Hunter mi paga. Comunque non perdo tempo, preparo l’attrezzatura video mentre Lucky imbraccia la sua pistoletta di merda e andiamo verso la casa della signora che ci ha chiamato: una vecchia del sud (sembra pugliese) che dice di avere l’anima del suo defunto marito Armandino che infesta la casa. Tutta sta storia puzza di cazzata, mi vergogno sempre di più di questo lavoro.

Comunque Lucky suona, la signora risponde urlando, Lucky urla più forte e io faccio due passi indietro perché mi vergogno della situazione rincoglionita che sta venendo fuori. Comunque la signora ci apre e ci fa entrare. Lucky mi fa “Registra Alex” e io m’incazzo perché lui è la persona più fastidiosa che io abbia mai visto ed ogni cosa che dice m’infonde una potente voglia di stampargli 5 dita in faccia. Inizio a registrare. Ci facciamo 3 piani a piedi e quando finalmente arriviamo questa signora incomincia a dire come fosse un mantra “Caffè? Due pastarelle?”. Giuro su dio, lo avrà detto 18 volte in 3 minuti. Lucky, essendo un coglione, entra bruscamente dentro la casa senza dire ne “ciao” ne “buongiorno” ne niente e si dirige alla prima porta visibile, la apre urlando “Dove sei entità?” e non si sa quante scope gli cadono addosso. Un po’ ho riso, ma sono stato bravo e non mi sono fatto vedere. Comunque dopo la scena pietosa di Lucky che cerca di mettere a posto le scope, lui mi si avvicina e mi fa “Alex, concentrazione, devi essere concentrato, che ti pago a fare?”. Io non bestemmio per non essere volgare, ma la mia prima intenzione era quella.

Per non pensarci filmo la casa: io penso di non aver mai visto così tanto cattivo gusto e pacchianeria in 64 mq. Decido di tornare a filmare Lucky che nel frattempo stava smanettando con l’attrezzatura. Lucky guarda un’altra stanza e ci si dirige furiosamente aprendo la porta con un calcio, se una cosa del degenere la faceva a casa mia lo prendevo a calci in culo. Comunque appena fa questa mossa qualcosa di vetro cade per terra e si rompe, Lucky si gira e per un micro secondo ho visto il suo sguardo saturo di panico; così, per non farsi beccare dalla signora, Lucky si chiude nella stanza e distrugge tutto. Io non ho visto nulla perché la porta era chiusa, ma c’erano rumori di vetri rotti misto al PEW PEW delle pistole di Star Wars e lui che ogni tanto urlava “Fermati Entità”. Lucky apre la porta tutto soddisfatto ed esclama “Il problema è stato estinto”, porca troia che coglione. La signora si precipita da lui e gli bacia le mani urlando “Lode a Gesù Cristo, che dio ti benedica!”. Signora cara, anche meno. Comunque arriva l’ora di farsi pagare e Lucky con una mossa ninja tira fuori dal marsupio un POS e dice “Contanti o Carta”. Quanto meno abbiamo fatto due lire pure oggi. Inutile dire che IO mi sono dovuto caricare tutto in macchina mentre LUI faceva il coglione su instagram. E indovinate un po’ alla fine chi ha guidato?

Crea il tuo sito web gratuitamente su WordPress.com.Crea il tuo sito web.
Comincia gratuitamente